Altre da sè

Liberamente ispirato a Le Serve di Jean Genet, questo spettacolo parla della preparazione di un delitto, del rapporto tra servi e padroni, di intrigo e invidia. Una storia da cronaca nera che narra il torbido insito in ogni essere umano. 
Genet qui vuole darci un teatro dove si possa denudare l’uomo, attraverso un travestimento che non si mascheri da realtà, e di mostrarcelo così com'è, senza veli di ipocrisia.
Ciò che della storia ci ha appassionato è la linea sottile che separa la cattiveria dalla follia, la simbiosi dalla solitudine, il bene dal male, la realtà dall’immaginazione. È la possibilità di incontrare ogni momento accanto a noi e dentro di noi lo sconosciuto, il diverso. 
Proprio riferendosi a questa pièce Jean-Paul Sartre scrisse: “Le serve sono la cifra misteriosa dell’immaginazione pura ed anche quella di Genet stesso. Ce ne sono due perché Genet è doppio: lui stesso e l’altro. Così ognuna delle due cameriere non ha altra funzione che di essere l’altra, di essere per l’altra, se stessa come altra…ognuna di esse non vede nell’altra che se stessa distante da sé; ciascuna testimonia all’altra l’impossibilità di essere se stessa…”

Teatro Casa delle Culture, giugno 2003

con: Emanuela Ghini, Laura Sales, Anna Rita Scalmani
assistente alla regia Sara Sebastiani, tecnico di scena Danilo Sabelli
regia Ludovico Nolfi

“Senza saper dire di preciso che cosa sia il teatro, so quel che gli nego d’essere: la descrizione di gesti quotidiani visti dall’esterno, io vado a teatro per vedermi, sul palcoscenico, quale non saprei o non potrei immaginarmi, e tuttavia quale so d’essere. La funzione dei commedianti è perciò quella di accollarsi gesti e panni tali da permettere loro di mostrarmi a me stesso, e di mostrarmi nudo, nella solitudine e nella allegrezza.” 
Jean Genet

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