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Un Incontro Civile

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Fare dei figli è la maniera più diretta e feroce per capire chi siamo veramente. Per questo è il caso di farli. O forse no.

Quattro adulti si trovano a dover gestire un incidente scolastico ma l’incontro si rivela essere una trappola per topi - o per criceti che instancabili girano a vuoto – nella quale, in un’ascesa verso il caos, si sgretolano le maschere, rivelando l’istinto atavico che pulsa sotto le nostre buone maniere, cadono gli abiti che malamente coprono i simboli di guerra incisi nella carne. La maschera indossata per civilizzare le proprie frustrazioni che nasconde la verità dell’emozione repressa. Verità che sta nel corpo. Una spoliazione che è liberazione e forse infine assoluzione.

Con Un Incontro Civile, liberamente ispirato a Il dio del massacro di Yasmina Reza, siamo portati ad esplorare le infinite e imbarazzanti sfumature che esistono tra l’immagine di noi che imponiamo agli altri e quello che realmente siamo. Tra ciò che di rassicurante ci raccontiamo sulla nostra identità e la verità sulla nostra essenza viscerale, che emerge con le sue piccolezze e le sue meschinità.

 

Ma il desiderio di essere sè stessi può sopportare censure? Una domanda che, da quando abbiamo deciso di vivere in comunità umane, si sublima sulle tavole di un palcoscenico.

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